La guerra “invisibile” dei giornalisti ammazzati

45 giornalisti uccisi nel 2012 in America Latina e Caraibi. Un dato in crescita negli ultimi 6 anni.

 

Nel 2012, in America Latina e nei Caraibi non ci sono state “guerre” secondo l’aspetto legale e ufficiale che questo termine indica.
Ancora più impressionante, quindi, si rivela il dato di ben 45 tra giornalisti e lavoratori del mondo della stampa in generale che, nell’ultimo anno sono statti uccisi. Il dato è frutto del report annuale affidato dalla Fepal (Federazione Latinoamericana dei giornalisti) alla Ciap, la Commissione d’Indagine sugli attentati ai Giornalisti, organo della stessa Fepal.

Non ci sono state guerre, é certo. Se escludiamo il quotidiano stato di polizia e di violenza che si vive in alcuni Stati del Messico, la destituzione di Manuel Zelaya, presidente legittimo dell’Honduras, le rivendicazioni sociali, politiche e ambientali dei popoli indigeni,dei campesionos, degli studenti e delle nuove generazioni soppresse con la forza in Brasile, Cile, Panama, Costa Rica e Guatemala. E come chiamare, allora, la tragica “statistica” che aleggia attorno alla professione del giornalista nel continente americano, che conta quasi 4 omicidi al mese nell’arco di tutto il 2012?

I numeri e le aree geografiche interessate fanno pensare a una guerra “invisibile”, che pochi raccontano. Soprattutto evidenziano come l’America Latina in generale sia più povera e meno libera dal punto di vista della libertà di informazione. La tendenza, negli ultimi 5 anni, ha visto quasi raddoppiare il numero degli operatori dell’informazione uccisi soprattutto nelle aree dove sono ben radicati il narcotraffico e la corruzione politica, attività che si sostengono a vicenda amplificando e sfruttando la presenza di forti diseguaglianze sociali.

L’età media dei giornalisti assassinati è di 38,7 anni e le regioni più interessate da questa “guerra non dichiarata” risultano essere Messico, Brasile e Honduras, rispettivamente con 17, 10 e 9 giornalisti ammazzati. A seguire Bolivia (4) Colombia (2), Argentina (1), Ecuador (1) y Haití (1).
Tra le 45 vittime, le donne sono “solo” 4, tra le quali la giovane Saira Fabiola Almendares Borjas, 22 anni, studente di comunicazione della Universidad Metropolitana de Honduras (UMP), che fu trovata morta il 29 Febbraio 2012 insieme al suo compagno e ad un amico.

Secondo la Ciap, I delitti in Messico e Brasile sono riconducibili ai fallimentari tentativi dei governi nazionali di combattere il narcotraffico, o a causa dei legami “sempre poco chiari” tra politica e organizzazioni criminali. Specialmente per quanto riguarda il Messico, le accuse sono direttamente rivolte all’ormai ex-capo di stato Felipe Calderon, colpevole di aver proseguito “ una insensata quanto improduttiva” guerra al narcotraffico basata sull’enorme dispiegamento di forze militari e senza agire di conseguenza per estirpare la corruzione presente a tutti i livelli della catena di comando politica e burocratica degli stati federali del Messico.
In Honduras, invece, gli assassinii sono in terribile aumento a partire dal Giugno 2009, quando un “Golpe” pacifico destituì il presidente eletto Manuel Zelaya. Da quel evento, che ha tutt’ora pesanti ripercussioni nella “vita democratica” di uno dei paesi più poveri dell’America Latina, le minacce e i delitti contro la stampa sono stati indirizzati contro giornalisti che sostenevano posizioni molto critiche nei confronti dell’attuale regime.
Tuttavia, i dati fin qui riportati riguardano esclusivamente “le esecuzioni definitive” contro giornalisti, studenti di comunicazione, apprendisti e lavoratori della stampa. Le minacce di morte, gli attentati, le violazioni al diritto all’informazione operate a tutti i livelli non sono quantificabili.
Questi I dati del 2012:

Messico (149° su 179 paesi nella classifica Annuale sulla Liberta di Stampa stilata da Reporter Sans Frontières) 17 giornalisti uccisi, tra cui 4 fotografi, un giornalista radiofonico, uno studente di comunicazione, un editore e un direttore di una rivista.
Brasile (99°) 10 giornalisti uccisi, tra cui 3 editori e un blogger.
Honduras (135°) 9 giornalisti uccisi tra cui 4 conduttori radiofonici e un presentatore televisivo.
Bolivia (95°) 4 giornalisti uccisi.
Colombia (143°) 2 giornalisti uccisi.
Argentina (47°), Ecuador (84°) e Haití (52°) 1 giornalista ucciso in ogni rispettivo paese nel corso del 2012.

Di seguito riporto i dati estratti dal rapporto Fepal-Ciap del 2012 che mi sono permesso di elaborare in forma grafica e che riportano la preoccupante crescita dei delitti nei confronti della categoria della Stampa e del Giornalismo, passando dai 27 omicidi del 2007 agli attuali 45.

tabella20072012

Tabella sui Giornalisti ammazzati tra gli anni 2007-2011 in America Latina e Caraibi
(elaborazione grafica su dati Fepal- Ciap, 2012)
Tra parentesi la posizione in classifica rispetto all’annuale report sulla libertà di Stampa di Reporter Sans Frontières

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Preoccupa, sopratutto, l’escalation di violenza negli ultimi due anni nel “progressista” Brasile e in Honduras, paese instabile e senza un legittimo governo. Il Messico, invece,  conserva e rafforza il suo “record” negativo contando, tra l’altro, una giornalista donna uccisa ogni  7 uomini.

Nel grafico qui sotto, invece, l’analisi dei Paesi con il più alto numero di giornalisti assassinati negli ultimi 6 anni, in comparazione con l’attuale classifica sulla libertà di stampa che, è giusto precisare, prende in esame numerosi e approfonditi parametri tra cui le locali leggi sulla regolamentazione della professione, l’accesso a internet e l’analisi dei gruppi editoriali.

grafico1

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Nel secondo grafico ho cercato di evidenziare la diffusione geografica dei delitti nel periodo trattato dal Rapporto Fepal-Ciap, ovvero in tutto l’arco dei 6 anni (209 giornalisti assassinati). Messico e Honduras insieme contano il 54% dei giornalisti assassinati.Se a questi sommiamo le percentuali di Colombia, Brasile e Guatemala il dato supera l’80%.

grafico2

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