Se Moody’s declassa il Venezuela: la finanza che minaccia la politica.

Avvertenze: Post aggressivo che sa di opinione polemica e personale ma non per questo privo di un minimo grado di fact-checking.

Non mi interessa qui entrare nel merito della crisi politica in Venezuela e dei risvolti che stanno avendo in tutta l’America Latina, possibilmente scriverò un altro post in relazione alle complesse dinamiche economiche e sociali che si stanno sviluppando nel continente Americano da quando la malattia ha costretto Chavez a ben tre operazioni chirurgiche e all’effettività difficoltà di governo dei suoi “vice”.

La notizia di oggi è questa: Moody’s cambia su calificación de Venezuela a negativa.

In breve: Moody’s, famosa e famelica agenzia di rating, decide da un giorno all’altro di valutare da stabile a negativa la situazione economica e di declassare i titoli dei  buoni di stato Venezuelano in moneta locale (il Bolívar) e in moneta straniera (preferibilmente il Dollaro Americano) da B1 a B2.

Le cause, secondo il il report ufficiale di Moody’s [EN], sono le seguenti:

– crisi istituzionale dovuta al mancato giuramento di Chavez, il 10 Gennaio scorso, come Presidente del Venezuela che ha prodotto una violazione della Costituzione e incertezza rispetto alla futura tenuta del governo Venezuelano;

– il crescente malessere sociale che potrebbe (potrebbe!!!) condizionare il futuro del Venezuela;

– la necessità di riforme strutturali per riequilibrare i livelli degli indicatori macroeconomici, sopratutto in campo fiscale;

– e infine cito testualmente:

“The current situation has revived the possibility that an opposition candidate may take over the presidency and with it begin to usher in economic reforms that could improve Venezuela’s credit picture in the medium term.”

Quindi, in parole povere: l’economia è messa male, l’opposizione dovrebbe provvedere a risollevare tutto il sistema, cresce il malcontento sociale e il Venezuela rischia grosso.

A ben vedere però emergono alcune considerazioni:

1. Il Venezuela è diviso sì, ma le ultime elezioni hanno confermato il forte sostegno, sebbene in lieve ribasso come dato percentuale, del popolo verso Chavez e la sua politica interna ed estera.

2. L’opposizione venezuelana è divisa non solo sulla presunta costituzionalità o meno del “rinvio” del giuramento del Presidente, ma anche sull’eventualità di indire “manifestazioni di massa” o sui rispettivi procedimenti da attuare in caso di assenza del “líder” in carica.

3. In Venezuela non sono segnalate “rivolte sociali” contro la politica di Chavez o a supporto di una instabilità politica dovuta alla mancata presenza di un Presidente alla guida del Paese.

Per concludere, quindi, Moody’s stabilisce  in base a criteri illogici e speculativi che il Venezuela è un paese a rischio. Ma questo non è sufficiente.
Come abbiamo già sperimentato negli ultimi anni con l’attuale crisi economica che ha colpito l’Europa, Moody’s si arroga il diritto di stabilire il suo primato sulla politica interna di uno Stato amplificando i processi di crisi politico-sociali a vantaggio di una “sospirata ricetta” per garantire stabilità al Paese. L’agenzia di rating pontifica su norme costituzionali e sulle attività politiche e, infine, minaccia l’economia di un paese.

Tutto questo avviene in quadro dove le potenze economiche mondiali, dagli Stati Uniti alla Cina passando per i maggiori Stati Europei, hanno mantenuto una sostanziale prudenza (o tattico quanto misterioso silenzio) in attesa degli eventi che avrebbe chiarificato la situazione.

Ebbene né la prudenza né il silenzio hanno caratterizzato l’attività di Moody’s nei confronti del Venezuela e questa pare essere l’ennesima speculazione sulla pelle non tanto dell’agonizzante Chavez, quanto del popolo Venezuelano e della già “fragile” situazione economica che la patria di Bolivar subisce.

Appunto, dicevamo l’economia. Saranno veri i dati sul disequilibrio dei dati macroeconomici?

Riporto qui alcuni estratti di differenti articoli usciti negli ultimi mesi del 2012 in relazione alla stabilità economica del Venezuela:

“Il Ministro de Planificación y Finanzas, Jorge Giordani, e il Presidente del Banco Central de Venezuela-BCV, Nelson Merentes, hanno reso noto inoltre che l’economia venezuelana ha consolidato una crescita del 5,6% nel primo trimestre del 2012 rispetto allo stesso periodo del 2011, sostenuta in modo importante dallo sviluppo positivo (+29,6%) registrato nel settore dell’edilizia e dalla costante crescita economica registrata nel corso degli ultimi cinque trimestri.”

“Nonostante le performance positive mostrate dall’economia del paese, l’elevato tasso di inflazione, la cronica carenza di investimenti esteri diretti e la compressione del settore privato sono tra i maggiori problemi dell’economia venezuelana. Nel complesso, tuttavia, il comparto industriale ha fatto registrare nel 2012 una crescita del 4% dovuto essenzialmente agli investimenti operati dallo Stato nel settore estrattivo ed energetico.”

Per esempio, in maggio, la Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (ECLAC) delle Nazioni Unite ha dichiarato che il Venezuela ha ridotto la diseguaglianza economica piu di ogni altro paese in America Latina tra il 2002 e il 2008, finendo con la distribuzione del reddito più equa della regione. Questo deve ancora essere menzionato dalla grande stampa internazionale. […]L’ inflazione non è andata fuori controllo, infatti negli ultimi 3 mesi è del 21% l’ anno, notevolmente inferiore rispetto a prima della svalutazione. Questo è un altro indicatore che gli economisti citati dai grandi media come fonti fidate hanno una conoscenza limitata dell’ attuale funzionamento dell’ economia venezuelana.
[…]Ora, sembra che il Venezuela potrebbe essere emerso dalla recessione nel secondo trimestre dell’ anno. Su base stagionale annua corretta, l’ economia è cresciuta del 5,2% nel secondo trimestre. A giugno, la Morgan Stanley ha stimato che l’ economia si sarebbe ridotta del 6,2% quest’anno e del 1,2% il prossimo. Il Fondo Monetario Internazionale (IMF) sta stimando una rovinosa depressione per il Venezuela: crescita negativa del PIL pro capite nei prossimi 5 anni. Vale la pena notare che il IMF, con le sue ripetute e estremamente errate sottovalutazioni dell’ economia venezuelana durante l’espansione, compete con gli autori di “DOW 36,000” in quanto a previsioni creative.
[…]Di sicuro la continua crescita del Venezuela non è assicurata; dipenderà dagli impegni che il governo farà per mantenere alti i livelli di domanda aggregata. In questo senso la sua prossima situazione sarà simile a quella di Stati Uniti, Eurozona e molte altre economie sviluppate, la loro ripresa economica è lenta e ancora non certa. Il Venezuela ha adeguate riserve internazionali, un surplus nella bilancia dei pagamenti, sta commerciando, ha bassi livelli di debito pubblico, e un bel po’ di capacità di debito estero se necassario. Questo è stato dimostrato piu recentemente, ad aprile, con un credito da 20 miliardi di dollari (circa il 6% del PIL venezuelano) da parte della Cina. In quanto tale, è estremamente improbabile imbattersi in ristrettezza di cambio. Puo’ quindi usare la spesa pubblica e d’ investimento, per quanto è necessario, per assicurarsi che l’ economia cresca sufficentemente per aumentare l’ occupazione e il tenore di vita, come era stato fatto prima della recessione del 2009.

Ed infine:

Chavez […] ha allontanato la speculazione internazionale (leggasi FMI) e le grandi corporations occidentali che avevano allungato le mani sui tesori del Venezuela: sono state chiuse ben 15 banche straniere e 40 agenzie di intermediazione finanziaria a causa di tassi di cambio artificiali e fraudolenti e il rilascio dei visti per scopi commerciali è stato passato ai raggi X. Lo stato si è quindi fatto garante di ogni forma di investimento e del proprio debito pubblico che è uno fra i più alti dell’America Latina richiamando contestualmente in patria gran parte delle riserve auree detenute all’estero e offerte in passato come garanzia per il debito pubblico venezuelano al FMI. Il completamento del processo di nazionalizzazione imposto da Chavez, con in testa la compagnia petrolifera statale PDVSA, e il riconoscimento delle autorità internazionali del Venezuela quale paese con la maggiore riserva petrolifera accertata del mondo (296,5 miliardi di barili, pari al 18% del totale mondiale) hanno poi fatto il resto, al punto che il rendimento medio delle obbligazioni “popolari” venezuelane (taglio minimo 1.000 dollari per tutti) si è ridotto di un terzo nonostante le agenzie di rating abbiano abbassato nel 2011 il merito creditizio del paese caraibico.

A voi il compito di farvi una opinione e di commentare.

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